III Due favole. A Südkreuz (Alla croce del sud). Numero 15 o Sogno di Nino in:

Arthur Engelbert

Realtà e finzione - Realität und Fiktion, page 111 - 129

Il mondo di Nino Indaimo - Die Welt des Nino Indaimo

1. Edition 2017, ISBN print: 978-3-8288-3855-0, ISBN online: 978-3-8288-6585-3, https://doi.org/10.5771/9783828865853-111

Tectum, Baden-Baden
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111 A SÜDKREUZ (ALLA CROCE DEL SUD) Come si apre la porta automatica, Alexander e Petra saltano fuori. Mentre Alexander subito decolla e prende posizione su uno dei pali lì vicino, Petra guarda ancora per un momento indietro. Ella può chiaramente sentire le voci interne dei Verticali, i quali amano piegarsi perpendicolarmente una volta entrati nella S-Bahn. Oggi aveva seguito un monologo molto interessante a proposito del futuro della città. Lei non ha nulla contro i Verticali, nonostante questi possono diventare piuttosto scomodi tra gli animali. I due non si permetteranno più, di entrare e viaggiare nella S bahn tanto spesso. Infatti i Verticali, quando viaggiano, si comportano come se non vedessero la coppia di piccioni. E questo non poteva più andar bene a lungo. In futuro sarà meglio in ogni caso viaggiare fuori sul tetto, la mattina entrando in città e la sera uscendone. Come tutti gli uccelli, i piccioni hanno uno sguardo che domina sia dall’aria che dalla terra. Da sopra possono studiare la rete stradale e ferroviaria 112 nelle città, da sotto capiscono cosa succede nelle loro aree principali. Alexander guarda l’orologio della stazione. Sono le 5.40. A quest’ora ci si può ancora fidare degli orari di arrivo dei treni; viaggiano puntuali come un colpo di becco. Alexander nota, che Petra è ancora immersa nei suoi pensieri. Da tempo è preoccupato per lei. Non la si può perdere di vista. Negli ultimi anni è cambiata molto, e rapidamente. Ciò che lo inquieta particolarmente e’ che metropoli come Berlino non solo crescono mostruosamente, ma richiamano un numero sempre maggiore di uccelli. Essi erano infatti senz’altro in maggioranza. Tuttavia gli uccelli devono fare attenzione quando ritornano nei luoghi della vecchia guardia. Poiché anche i grossi rapaci sono di nuovo tra loro. Ormai già da molti anni ci sono falchi e gufi, ma ora si sono aggiunte aquile reali e altre razze. Tramite i passeri della penultima migrazione verso sud, Alexander ha inviato un messaggio ai gruppi di intervento creati da Petra, i cosiddetti “Argonauti” che vivono sulla Table Mountain in Sud Africa. Su questa piccola famiglia di uccelli grava tutta la speranza dell’intellighenzia dello stormo, poiché essi saranno pronti, quando sara’ il momento, ad organizzare l’esperi- 113 mento degli uccelli. Si tratta del concetto di forza magnetica elettrodinamica. Alexander ha pregato gli Argonauti di aiutarlo, poiché e’ seriamente preoccupato per Petra. Egli sa che da solo non può più proteggerla. Alexander pensa sempre ancora secondo la logica di un piccione viaggiatore. Per generazioni è capitato così. Ma il mondo degli uccelli si è modificato improvvisamente. Ed egli guarda in basso verso Petra, la quale ha fatto posto ai viaggiatori che salgono e scendono. Petra è la mente di questo nuovo mondo. Una volta lei gli disse: „sarebbe molto facile, spegnere l’orologio della vita. Bisogna solo arrivarci”. Petra guarda in su verso Alexander. Lei sa bene, che lui è ininterrottamente in stato di allerta. Egli ha sviluppato via via una consapevolezza per il pericolo, nel quale essi f luttuano. Gli uccelli non sono come i Verticali. La differenza è la lingua. Lei ascolta le persone sfilare davanti a sé in soliloqui e monologhi. Alcuni hanno anche questi bottoni acustici sulle orecchie. A lei piace il rumore. Questa è la sua debolezza. Si immagina perfino, di comprendere i rumori della gente con il walkman. Può distinguere il rumore della strada dalla musica. Questo non riesce nemmeno difficile, poiché il fracasso, che le cornacchie di recente allestiscono, è comunque diventato insopportabile. Lei indosserebbe volentieri 114 per una volta certi bottoni acustici. Da quando ha un’intuizione, di come funzio na la lingua degli uomini, ama dischi, radio e ipods. Per il suo compleanno Alexander si è perfino accaparrato un posto per lei alla Philharmonie. Era a prova di piccione, molto meglio che i concerti Open-air che si tengono dappertutto, i quali spesso sono troppo forti per le loro delicate orecchie da piccioni. Lei si chiede, perché se da un lato i Verticali per ascoltare le rappresentazioni nelle opere, nei teatri o nei cinema devono sedere a lungo ripiegati e silenziosamente, dall’altro camminano poi di nuovo vivacemente attraverso l’area circostante con apparecchi acustici-visuali. Ma che cosa è il mobile o immobile corpo dei Verticali rispetto a quello degli uccelli volanti? Non sono avvantaggiati gli uccelli? E intanto lei guarda di nuovo in alto verso Alexander, il quale può interamente indovinare i suoi pensieri. Con soli due, tre colpi d’ala Petra ha notato ciò che si potrebbe avere con la lingua degli uomini. Ciò avviene quasi nello stesso momento, in cui lei ha fermato il suo orologio da piccione e quello di Alexander. Ad indicarle la soluzione fu Gabriel. Gabriel, così si chiamava lo sciocco pappagallo del glottologo francese Jean-Francois Champollion. Questo pappagallo era la chiave per la sua 115 scoperta. Gabriel poteva infatti dire sciocchezze nella lingua degli uomini, ma cianciava solamente a proposito di ciò che capiva. Ed egli ascoltava un sacco di nuove cose intorno a sé. Dal momento che Champollion, che lo possedeva, decifra va davanti ai suoi occhi i geroglifici egizi. Questo tontolone di un pappagallo le aveva aperto gli occhi. Che ne è, così lei si chiedeva, se anche gli uomini usano la lingua solo come questo pappagallo? La consapevolezza dei Verticali funziona certamente anche solo come una macchina linguistica. Lo spirito non è arrivato bene in questa macchina. Dall’affondo del Titanic e dalla caduta dell’angelo infedele in tutto il nostro periodo arcaico lo spirito ha subito un danno. Danno dal quale non si è ripreso fino ad oggi. Lo spirito è infatti andato verso gli uomini che si alzano in verticale, ma lì non è mai arrivato a sentirsi a casa. Egli è uno straniero, più precisamente un violatore, rimasto in questo corpo. Perché lo spirito è entrato nei Verticali e non nell’anima degli uccelli? A questo proposito ella si è molto scervellata. Fondamentalmente le macchine parlanti hanno commesso un errore. Le persone sono imperfette ed integrano la loro carenza attraverso strumenti, macchine e tecnologie. E’ come con un genio della lampada. Petra applica volentieri l’immagine del genio della lampada alla 116 consapevolezza senz’animo dei Verticali. Lo spirito è prigioniero nel corpo umano. Lei pensa, che lui da solo è incapace, di trovare una uscita, ovvero una scappatoia, da questo contenitore. Sembra, come se la natura si sia posta da sola una trappola, così lei semplifica i propri ragionamenti. Gabriel, il pappagallo ripetente di Champollion ha fatto notare questo a Petra, che tutte le creature viventi possono parlare. Ma esse hanno anche bisogno del relativo spirito. E quest’ultimo la natura ha una sola occasione per assegnarlo. Se lo spirito fosse di nuovo libero, esso potrebbe fare, ciò che vuole. Su questo Petra spera già da generazioni. Lei sa, che lo spirito vorrebbe volare e f luttuare. Esso ha bisogno di noi uccelli, così pensa Petra, mentre decolla dal pavimento e atterra vicino ad Alexander sul palo di cemento. Entrambi guardano verso il binario. Poi Alexander da’ il segnale di partenza. Volano al Voßkuhle, un vecchio teatro all’aperto, ma che a causa di una pericolosa scoperta è chiuso per i Verticali. Una volta giunti, lei saluta il consiglio degli animali. Petra si siede su un palo in mezzo ai presenti. Lentamente si fa silenzio. Il vecchio falco Sesam è venuto con i suoi nipotini, che con mirati colpi d’ala e giri sulla propria asse tradurranno le parole di Petra nel linguaggio degli uccelli, nel 117 modo in cui il vento parlerebbe loro e darebbe spinta ai loro pensieri. Sesam e Alexander guardano trepidanti verso Petra, che si guarda in giro amichevole e comincia il suo discorso. Cari variopinti federati, è molto bello che voi siate venuti qui. E’ il momento. Voliamo nella prossima primavera verso un nuovo percorso, anzitutto si va nella Francia meridionale, nella Camargue. Lì ci riuniamo in piccole schiere e riceviamo istruzioni degli Argonauti del Tafelberg per il nostro viaggio. Dalla Francia meridionale si va subito avanti ad un atollo ancora sconosciuto davanti al piccolo continente dell’ Australia, che giace in mezzo al mare. Tutto è pronto. In Australia abbiamo buoni amici. Ciò è importante per il periodo dopo l’esperimento. Certamente ancora di più. Non possiamo perdere tempo. Avete domande? Le cornacchie, quelle furbissime zuccone, erano già molto agitate, e partivano subito in quarta , gridando ad una sola voce: non ci fidiamo di te. Tu hai espresso una grossa idea. Ora ci siamo ancora solo noi aviatori. Tutti gli altri animali non hanno nessun posto nel tuo progetto. Tu ci vuoi istigare. Uccidere ha certamente un senso. Noi animali mangiamo tutto, anche gli animali. Alcuni di noi vengono 118 al mondo con lo sguardo assassino. Ciò ha anche il suo lato positivo. Poiché così noi manteniamo l’equilibrio della vita e troviamo sempre nuove nicchie, nelle quali possiamo sviluppare ulteriormente la nostra specie. Tu vuoi cambiare le leggi della natura. Questa è una presunzione. Sicuramente lo sai. Con questo discorso le cornacchie si animano sempre più forte andando all’unisono. Petra ascolta attentamente. Lei conosce tutti le argomentazioni contro il suo piano e ha le adeguate risposte. Per questo lei si limita oggi all’essenziale e si gioca il tutto per tutto: Guardate con i vostri occhi dall’alto, vedete la terra intorno a voi. Noi siamo angeli caduti. Questa è la nostra preistoria, che ci ha resi uccelli migratori e da ciò dipende anche il nostro scopo futuro, poiché come uccelli migratori da molto tempo noi non siamo ancora giunti alla meta. Le nostre braccia ci sollevano nelle correnti. L’etere è il nostro regno e noi cominciamo a capirlo lentamente. Io propongo un esperimento. Sull’atollo davanti all’Australia noi assumeremo nuovamente il nostro vecchio ruolo di angelo delle creature viventi. Noi siamo gli ambasciatori di un nuovo tempo. Ma come dovremmo conquistare tutto questo? obietta il vecchio gufo accanto a lei. 119 Andrà tutto bene, comincia Petra di nuovo. Abbiamo la protezione di tutti i popoli delle api e con un piccolo gruppo di scienziati abbiamo sviluppato semi per piante di luce. Grazie a ciò ci nutriremo. Non avevo calcolato cosi tanto sostegno, penso soprattutto all’aiuto degli argonauti. Anche tra gli animali acquatici si mormora. Immaginatevi l’atollo come un piccolo paradiso, che trasformeremo secondo i nostri bisogni. Tu parli bene. Noi non conosciamo nessun luogo su questo satellite, obiettano gli avvoltoi, come c’era da aspettarsi. Dì, perché non conquistiamo i nostri posti nelle grandi città? Là c’è abbastanza spazzatura per tutti. Potremmo addirittura sviluppare un programma di istruzione per quegli esseri viventi tra noi che sono molteplicemente piegati e che strisciano in orizzontale. Uccidere è superf luo, quando c’è abbastanza da mangiare. Inoltre abbiamo costruito la struttura delle città dall’aria. Nel frattempo abbiamo imparato come funzionano le metropoli. E soprattutto: Ci manca da parte tua la voglia di battaglia. Desideriamo, che i macelli vengano subito aboliti. I Verticali comprendono solo la lingua della violenza. Sono pericolosi soprattutto quelli che hanno presunte buone 120 intenzioni verso di noi e registrano sistematicamente tutti i nostri movimenti. Inoltre essi sono terribilmente sensibili, come ha dimostrato l’attacco con la inf luenza aviaria. I Verticali dovrebbero essere annientati, poi potremmo di nuovo indisturbati disegnare il nostro cerchio. Sentendo ciò alcuni dal consiglio degli uccelli applaudono. No, ed ora Petra alza la sua voce a pieno volume, io dico no, ma con questo intendo un animalesco sì. Cominceremo un esperimento della pace. Qualcosa che il mondo non ha ancora conosciuto. La nostra arte di volare non è ancora pensata per la fine. La nostra consapevolezza è leggera come una piuma, noi voleremo più in alto con meno nutrimento, guarderemo avanti e alcuni di noi deporranno uova, dalle quali scivoleranno fuori degli angeli. Siamo pronti per questo. Conduciamo insieme l’esperimento. Guar diamo di nuovo verso la primavera nel Camargue. Con ciò Petra conclude l’assemblea, tra pigolii di approvazione. 121 NUMERO 15 O SOGNO DI NINO I numeri delle case sono degli incantesimi, pensa Nino, e volge lo sguardo alla tondeggiante casa bifamiliare li davanti. Essa spicca tra le case vicine per via di due strutture circolari ricoperte con della paglia. Appare molto più africana rispetto agli altri edifici intorno. Nino si trova nella Pine Road nr. 15 a Orchards, una frazione di Johannesburg. Qualcosa lo ha magicamente portato qui. Ora si sente più forte. Gli sembra di riconoscere la casa. Lui sa, che Gandhi ha vissuto qui per molti anni. Il suo amico e compagno di vita, l’architetto tedesco Kallenbach, ha progettato questa casa di campagna nel 1907. Un anno dopo si sono entrambi trasferiti qui. Lo spazio abitato da Gandhi è un concetto di abitazione, denominato Kraal. Tale concetto rispecchia i suoi esperimenti sulla ascesi e sulla meditativa ricerca di sé. Ovviamente questo è un dettaglio. Un tempo, una scala conduceva fino alla camera da letto, ora rimossa, situata al piano superiore, nella quale Gandhi sognava di uno stato senza violenza. Il secondo livello rapisce il sognatore. Il numero 15 non ha tuttavia fatto scuola come modello architettonico. 122 Mentre Nino si guarda attorno, questi pensieri gli passano per la testa. Come arrivo nel giardino? Tenendo lo sguardo fisso sul numero civico Nino si fa più piccolo. Ora è alto solamente 15 centimetri. Qui modificare la propria statura non è certo poco rischioso. Ciò perché egli si trova in Sudafrica. Bisogna fare attenzione alle belve selvagge e agli uomini predatori. Con un balzo salta attraverso il cancello e si fa strada dietro l’edificio. C’è ancora il giardino interno spirituale. Nino avverte presto la sua vibrazione. Il suo piccolo stomaco rabbrividisce. Nonostante egli possa cambiare la sua altezza in ogni momento, fino a che rimane nel raggio magico della casa, si sente decisamente a disagio. Cosa si trova nel terreno sotto di lui? Dovrebbe rimpicciolirsi ancora di più, cosi da salire su uno dei piccoli buchi di talpa? Nelle vecchie fiabe questo viene fatto molto spesso. Ma il numero 15 è una fiaba moderna. Bisogna farci l’abitudine. Concentrandosi, egli può anche trovare una via e un modo per scoprire cosa c’è là sotto. La sua statura non limita in alcun modo la sua immaginazione. Prende le misure e fa la scansione di uno spazio rettangolare che si trova un buon metro sotto il giardino, una sorta di moderna fotografia ai raggi x; così detto crea un ologramma con il suo dito elettrizzato. Nino trasporta questa stanza sotterranea di sopra, nel giardino. Ora egli si 123 trova al centro del suo ologramma. Rimane decisamente colpito dalla vivace folla intorno a lui. Cosa vuoi Tu da noi? La voce sembra provenire da ogni dove. Voglio parlare con Te, risponde Nino. Di cosa vuoi parlare con noi, sente lui di nuovo. Egli non riesce ad assegnare la voce a nessun luogo specifico. Vorrei parlare con Te a proposito di case, diceva Nino. Intendi riguardo i termitai? No, riguardo agli appartamenti. Ogni volta, quando visito una città straniera, conosco subito qualcuno che vive lì dentro. Le case hanno un volto. Mi guardano dubbiose. Ciò che Tu descrivi è a noi sconosciuto. Poiché noi siamo unità, che non accettano nessuna forma come Tu la conosci. In particolare siamo dei giardinieri, in collegamento con un fungo che ci fornisce nutrimento. Per questo fungo noi costruiamo il nostro organismo. Lo spazio in cui viviamo è un nido. Lì noi arrediamo anche la grande camera, nella quale alloggia la nostra coppia reale. Apparteniamo ad una specie che ininterrottamente produce diverse camere aventi una temperatura stabile di 30 gradi Celsius. Tramite un sistema di aereazione equalizziamo le variazioni di temperatura del giorno e della notte. Un ventriloquo, pensa Nino, mentre ascolta. Un milione di sudditi, che parlano con la pancia. Questo erudito insetto sociale parla con il proprio stomaco. 124 Le termiti sono coordinate tra loro. Creano giardini di funghi, dai quali si nutrono; costruiscono un sistema di tunnel ampiamente ramificato, che parte dal proprio nido orizzontalmente e verticalmente, e grazie al quale esse irrigano con acqua sotterranea il proprio giardino e possono fornirsi di altre materie prime. Generalmente il termitaio ha un volto, nella sua forma si distingue un capo, che si erge al di sopra delle sue parti? Non so, si spiega Nino più chiaramente, perché noi uomini costruiamo case. Ma quando io penso alla folla di persone che vivono nella città, le paragono ad un enorme termitaio. E’ ciò che intendo, domandandoti quale sia la ragione delle abitazioni. Buffo, sei divertente con le tue domande. Noi abbia mo l’impressione, che tu cerchi un rifugio. Le case sono camere, che vengono costruite, per creare uno spazio. No, risponde Nino, io sono alla ricerca di una casa come questa qui. Per vivere, ho bisogno di spazi urbani, nei quali risiedo. Per questo voglio parlare con Te di case. Naturalmente possiamo anche parlare di rifugi, aggiunge Nino. Dovremmo pensare inoltre a ciò che ci divide gli uni dagli altri, intona nuovamente la voce. Non lo pensi anche Tu? Per questo vogliamo sapere di più sulle tue ossessioni. Le case per te sono modelli, cioè moduli interattivi per uno stato? Nino 125 coglie la domanda: io voglio darTi tre esempi, uno lo conosci già. Questa è la casa di Gandhi. Entrambe le altre case che mi hanno guardato prima che io le abbia affrontate, si trovano a Berlino e Tokyo. La casa berlinese e quella giapponese sono morbide all’apparenza e la loro funzione si rafforza vicendevolmente. La prima volta che mi trovavo davanti alla casa di Brecht a Berlino, mi fu chiara la funzione dell’esteso spazio urbano berlinese. Dinnanzi al mio occhio interiore potevo vedere come Bertold Brecht e la sua compagna di vita, Helene Weigel, avevano mangiato sulla terrazza nel secondo cortile interno. Questi vecchi appartamenti si possono adattare anche ai giorni nostri. Eppure non so se, nel futuro, cortili interni o facciate si troveranno sul lato della strada. Gli appartamenti sono come giardini per noi creature viventi. Le case sono per me enigmatiche celle. Esse pongono domande circa il senso della società. Possono le città essere più di un insieme di case? Possiamo noi imparare da Te, a sviluppare un termitaio urbano? Interessante, obietta la comitiva di fronte a lui e aggiunge coraggiosamente: vorremmo sapere di più circa il tuo secondo esempio. In cosa consiste lo spazio giapponese? Non è forse anche la casa giapponese solo una casa di campagna, come la casa africana numero 15? Come si differen- 126 zia dalla casa berlinese, la quale si erge con i suoi annidati giardini interni e le sue facciate modellate secondo la tradizione delle case urbane europee? Nello spazio berlinese, dice Nino allontanandosi, il cittadino abita un elemento urbano. Abitare è un risultato sociale. Che si viva insieme o che si viva in vicinati. Esiste una cultura delle strutture urbane, la quale collega gli uni agli altri con i propri elementi, attraverso canali sotterranei ed invisibili centri di mantenimento. Si dorme sui Futon, si mangia sul pavimento e si vive sempre nella stessa stanza, appoggiata su trampoli e affacciata sul giardino. La casa giapponese è la quintessenza di tutti gli spazi abitativi. L’economia della casa giapponese è una espressione della tradizione e una delimitazione all’habitat della natura. Si comprende la semplicità dell’appartamento; la casa giap ponese ha infatti una economicità, che manca a tutte le altre tipologie di case. Tokyo è costantemente in crescita, la città crea sempre nuovi spazi, che affermano la semplicità della casa di campagna giapponese affiancandola ad una idea urbana e trasformano la mancanza di spazi liberi in un eccesso di spazi abitativi. Dove conduce questa costante costruzione, al mo- 127 mento non si sa dirlo. Inoltre il principio della costruzione è simile al termitaio, ma al contempo gli si oppone, poiché esso viene trasformato continuamente. L’ulteriore sviluppo della casa giapponese è dunque una ristrutturazione urbana non decrescente. Mentre in tutto il mondo l’espansione e la riduzione del le città è un elemento distintivo dello spazio digitale, a Tokyo la durata di vita di un edificio si accorcia di generazione in generazione. Pare dunque che sia come se la dimensione umana venisse abbandonata nell’area urbana. Presto sorgeranno nuovi edifici ogni cinque anni. Tu mi chiedi riguardo al volto che io già conoscevo prima di arrivare a Tokyo. Devo confessare che sapevo della Casa-Geisha nella città vecchia solamente attraverso la letteratura ed i primi film di spionaggio. Tuttavia a Tokyo ritrovo dappertutto la casa giapponese nella sua multiformità. C’è il numero sacro 7. La casa giapponese non ha un indirizzo celebre come il numero 15 a Johannesburg o il numero 125 nella Chausseestrasse a Berlino. Il volto individuale sbiadisce, diventa indistinto e il concetto di vivere ottiene il timbro urbano della transizione. La casa giapponese è mobile. Cosa dici? Tu esageri, nel nostro nido vivono solo un terzo delle persone di Tokyo. Noi termiti siamo insetti sociali, che si sono evoluti in una più 128 alta forma di vita. Il nostro principio architettonico è un comando genetico. Una volta che gli elementi urbani sono più in movimento e collegati più saldamente tra loro, potremo forse stare in pace. La pace è una forza trainante. Essa si distrugge con i disordini. Tuttavia città come Tokyo vi sono collegate. Una forma più alta dell’abitare ha bisogno anche di un altro organismo. L’insieme della comunità ne verrà rafforzato. E’ tutto quello che hai da dire? Si, ma ho ancora una domanda personale, replica Nino. Perché vivi in ques to giardino? Comprendiamo la tua domanda, ma avre sti già dovuto arrivare da solo alla risposta. Il tuo ologramma è solamente una imitazione del nostro mondo; in ogni momento possiamo far saltare la tua camera virtuale e distruggerti. Il nostro lato guerriero presente in noi ci porta a difendere gli spazi, a conquistarne di nuovi. Di questi ultimi però non ce ne sono molti, anzi non ci sono mai stati. Ciò che conta è la trasformazione degli spazi. Il movimento al di fuori di sé collega il concetto dell’abitare con un fungo, che noi custodiamo come tesoro della felicità. La voce del termitaio rimbomba come un tuono, un temporale di informazioni travolge Nino. Contro il fungo che si gira su sé stesso Nino non può fare nulla. Esso si tro- 129 va nell’epicentro di una inevitabile caduta che coinvolge entrambi. L’immagine olografica è sparita. Con un colpo, il risucchio travolgente ha sollevato Nino in aria. I suoi discorsi meravigliosi si dissolvono come delle maledizioni. Una stella in più in cielo, mormora Nino e si sfrega gli occhi mentre si sveglia.

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Zusammenfassung

Dieses Buch handelt von Begegnungen, die die gewohnte Lebensbahn verändern. Das kann auf der Straße, im Grunde genommen überall geschehen. Ein Passant geht eiligen Schrittes vorüber. Wo will er hin? Was hat er Dringliches zu tun? Und dann kippt von einem Moment zum nächsten die Situation. Bin ich das nicht selbst? Niemand würde Nino mit mir verwechseln. Wir sind zu verschieden. Sehen ganz anders aus. Er spricht italienisch. Ich deutsch. Wir kommen aus zwei unterschiedlichen Kulturen. Dennoch geschieht von Augenblick zu Augenblick etwas Ähnliches. Obwohl Nino Tänzer ist und ich ein Autor bin, arbeiten wir an den gleichen, unsere Kultur übergreifenden Ideen. Wir transportieren unsere Lieder und Geschichten von einem Land ins andere und entdecken dabei, wo unser Platz ist. Verstehen können wir uns selbst nur auf Umwegen. Wir brauchen den anderen, der uns den Spiegel vorhält.